L’arrivo di Caterina a Milano e il segreto di Leonardo


Maurizio Pecorari 22 settembre 2026


Il frammento del Codice Atlantico
Tra le migliaia di fogli del Codice Atlantico, conservato all’Ambrosiana di Milano, si nasconde una nota apparentemente marginale, scritta di suo pugno da Leonardo intorno al 1480 (foglio 195 recto, ex 71r a):

«Dì, dì, dì, dimmi come le cose passano di costà, e sappimi dire se la Caterina vuole fare…»

A una prima lettura sembra un appunto epistolare, quasi un promemoria per chiedere notizie di qualcuno lontano. Ma applicando lo stesso metodo anagrammatico che ha già restituito i rebus del Codice Forster, le stesse 68 lettere si ricompongono in una frase di tutt’altro significato:

Madre Caterina commossa e più felice  me  dice  posso di vider d’isola di paesi natali 

Non più una frase generica, ma la voce di una madre commossa, che afferma di poter finalmente ritornare alla propria isola natale.

L’arrivo di Caterina a Milano nel 1493 dopo l’annuncio ufficiale della scoperta del nuovo mondo
Se questa lettura è corretta, il foglio 195 recto racconta un momento preciso: Caterina che raggiunge Milano, dove Leonardo si è trasferito nel 1482 al servizio di Ludovico il Moro. Per un uomo che porta dentro di sé il racconto mai detto delle proprie origini, rivedere la madre,o riceverne notizia diretta, dopo anni di silenzio è un evento che merita di essere fissato, ma non dichiarato apertamente: da qui la doppia natura della nota, innocua in superficie, carica di significato nella sua trama anagrammata.

La gioia di Caterina nel poter finalmente immaginare di “rivedere” la propria terra natale, l’isola, il paese, si lega a quanto già emerso nel capitolo su Caterina Butes: un ritorno, anche solo nel racconto o nel ricordo, alle proprie origini caraibiche, dopo una vita vissuta nel silenzio, lontano da esse.

Le frasi segrete di Leonardo e la prudenza del silenzio.


La prima metà del 1400 è anche l’epoca delle scoperte delle nuove terre, tenute in gran segreto dalla ” coalizione” per motivi di carattere strategici,  politici ed economici : come ho descritto, secondo le letture già proposte sull’articolo “La scoperta delle Americhe parte da Rimini nel 1448”, il potere delle famiglie coinvolte (Medici, Sforza, Malatesta, Gonzaga, Montefeltro, Piccolomini) . I de Medici avevano già iniziato a lasciar trapelare, nei dipinti-documento come la Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli, il racconto velato dei primi viaggi oltre oceano verso le nuove terre.

Leonardo fu indirettamente coinvolto dagli eventi di queste scoperte, e  fu custode a vita questi segreti, non lasciò mai traccia scritta esplicita di fatti e nomi delle vicende del potere  fiorentino.  Continuò a codificare solo nei dipinti attraverso il rebus per immagini, negli appunti attraverso un possibile anagramma. La nota del Codice Atlantico è coerente con questa prudenza, la stessa che lo porterà, per anni  a nascondere, prima nella Vergine delle Rocce e poi  nel Cenacolo il racconto delle origini della madre Caterina e di Lorenzo il magnifico. Non è reticenza per mancanza di importanza: è la misura di un segreto che riguarda famiglie potenti, nascite illegittime e un potere, quello di Roma,  coinvolto in un secondo tempo nella rivelazione delle nuove terre scoperte.

Sant’ Anna con la vergine e il bambino , l isola di Caterina Carriacou (sovrapposizione identificativa) ,  l’isola come principio creativo della forma .



Le origini di Caterina: due madri, due destini
Al centro di questo silenzio ci sono due nascite parallele. Caterina Butes, giunta a Firenze dalla sua isola caraibica (l’isola Tartaruga, Carriacou), dà alla luce nel 1449 Lorenzo, il futuro Lorenzo il Magnifico, concepito con Piero de’ Medici. È lei a partorirlo, ma non a crescerlo: il bambino resta nella famiglia Medici, mentre Caterina, un anno dopo, dà alla luce anche il piccolo Giovanni.

Questo secondo figlio, battezzato la prima volta col nome di Giovanni, che la storia ufficiale conoscerà come Leonardo, nasce invece da Dianora Tornabuoni. È lei a partorirlo, ma è Caterina a crescerlo, nascondendolo nel 1451, prima che il bambino passi formalmente nella casa dei da Vinci. Per Leonardo dunque due madri, ma con ruoli invertiti rispetto a Lorenzo: chi genera (Dianora) e chi cresce (Caterina); due famiglie che si intrecciano nel segreto, i Tornabuoni e i Vinci, custodi silenziosi di un’origine che Leonardo stesso non potrà mai raccontare apertamente, se non, appunto, in un rebus nascosto tra le righe di un foglio del Codice Atlantico , o codificate nelle complesse strutture dei suoi dipinti.

Nota: la ricostruzione qui proposta si inserisce nel percorso di lettura sviluppato nei capitoli “Le Americhe”, “Caterina Butes” e “Il racconto” del libro “Leonardo, il primo libro dei segreti”. L’anagramma è verificato lettera per lettera sul testo autografo del Codice Atlantico, foglio 195 recto.

https://amzn.eu/d/0cac8Lo5
https://a.co/d/083BTRrP

Il plurale che Leonardo da Vinci non lasciò al caso


Nel metodo che ho seguito in entrambe le mie pubblicazioni, le frasi più sibilline di Leonardo non sono mai un lapsus né un’eco emotiva lasciata cadere per caso: sono semantica lucida, costruita apposta perché nessuno potesse intuire senza la chiave d’apertura,  chiave che Leonardo nasconde altrove, nei suoi dipinti, nelle costellazioni che accompagnano le figure.

È la stessa consequenzialità decodificata rebus dopo rebus in questi anni, e quasi sempre porta allo stesso indizio: la madre, Caterina.
Il viaggio all’origine di questa storia non fu verso mete note, ma verso terre ancora inesplorate. Tra queste, una piccola isola segna l’inizio di un filo che attraversa Americhe e Toscana rinascimentale — le letture semiotiche e metalinguistiche di questo filo riconducono, fin dalle prime decodifiche, alla nascita di Lorenzo de’ Medici come figlio naturale di Caterina.
Il viaggio e la nascita di Lorenzo.

La vergine delle rocce Leonardo da Vinci 1484 sovrapposizione dell isola della madre Caterina : Carriacou’ (tartaruga) il principio della forma iconografica

Particolare del dipinto , Sovrapposizione ad identificare la geografia dell’ isola , richiamo subliminale di Leonardo


Piero de’ Medici parte per un viaggio verso le nuove terre, tra le tante ci fu  un’isola che oggi conosciamo come Carriacou,  nel codice di Leonardo, “l’isola di nome tartaruga”. È lì, nella costellazione della Vergine che accompagna una delle sue opere, che Leonardo lascia scritto come Butes generò Lorenzo su quell’isola. È questo il filo che tutte le letture finora hanno confermato: un viaggio, un figlio.

Il Musico Leonardo da Vinci.
Rebus da costellazione del Leone

Rebus”

“GHIADO (cappello) ZIGOMO LABBRA SPALLA VESTALE ABITO CAMICIA SPARTITO DITA”

Anagramma:

“LA MADRE RAPIVA OBBLIGATA SELZA L’ABITI CAPÌ DAL SI CHIAMATO GOTTOSO”

Rebus della costellazione della Lyra

Rebus:

“OCCHI MASCELLA VESTALE CAMICIA DITA CARTIGLIO”

Anagramma:

“SVELO CHI É MIA MADRE , CALATA TOCCA ITALICI SCOGLI”


Il dato che riporto a compendio di queste mie letture pubblicate a partire dal 2020,
é una nota scritta da  Leonardo  in un documento Codice Forster III (conservato al Victoria and Albert Museum di Londra) ed è datata 16 luglio 1493 che  recita l’arrivo della madre Caterina in Milano:

«A dì di 16 di luglio Catelina venne a dì 16 di luglio» 

La data ripetuta due volte, é stata oggetto di interpretazione  per molti studiosi, diedero il significato dovuto all’emotività di stato d’animo di Leonardo, per il ricongiungimento con la madre.

Il significato che ora descrivo é il risultato degli studi ottenuti in precedenza, “il gioco di Leonardo”, da immagini a parole, da parole “Rebus” a chiave di apertura Anagramma. La frase qui riportata è ricomposta come anagramma esatto, lettera per lettera (verificato: nessuna lettera mancante o in eccesso rispetto al testo di partenza), traduco i numeri in lettere e restituisce:

Rebus

A dì di sedici di luglio Catelina venne a dì sedici di luglio» 

Anagramma
«Dice Catelina d’esili lidi giungo, di nave sola diedi di luci»


Il dato oggettivo si ferma qui: “diedi di luci” è plurale, non singolare. Questo è verificabile — il resto è interpretazione.
L’incognita: di chi sono queste “luci”?
Questa nuova decodifica svela un arcano che il testo stesso non scioglie: il plurale da solo non dice chi siano i nati, né quanto durò il viaggio, né se avvenne a più riprese. Alla luce di un percorso di lettura che finora ha sempre indicato un solo viaggio e un solo figlio, questo plurale resta una congettura finale da tenere aperta, non un fatto da innestare retroattivamente su una narrazione di più viaggi. Le ipotesi possibili, nessuna delle quali va data per acquisita:
Un doppio parto o nella stessa gestazione, l’unica lettura che non richiede di postulare un secondo viaggio mai emerso altrove nel corpus.
Un viaggio più lungo del previsto, la cui durata avrebbe permesso circostanze non ancora chiarite legate a una seconda presenza.
Un plurale non anagrafico — “luci” come immagine (luce/visione), più che indicazione letterale di più nascite.
Nessuna delle tre ha, a oggi, un secondo rebus dedicato che la confermi in modo indipendente dal plurale stesso.
Cosa serve prima di concludere
Il punto fermo resta quello di sempre: un viaggio, l’isola, la nascita di Lorenzo. Il plurale del sedici di luglio è un’incognita che si è aperta solo ora, con questa decodifica, e che merita di essere segnalata come tale, non risolta a tavolino. Serve un rebus che nomini esplicitamente una seconda presenza per sciogliere l’arcano: finché non c’è, il plurale resta un indizio aperto, non una conclusione.

Leonardo il primo libro dei segreti 2025 Etabeta editore

Maurizio Pecorari

28/08/2026

I quattro messaggi a Lorenzo il magnifico: il testamento segreto di Leonardo

Il Cristo Benedicente , rebus da costellazione del Delfino , rebus :CRISTO BENEDICE SFERA CRISTALLO BEZOARIO DELFINO 
anagramma : SE CONFIDO DI ESSERE FRATELLI LORENZO TI ABBRACCIO


Il Salvator Mundi non fu dipinto per un re di Francia, ma per un fratello, una unione di fratellanza mai dichiarata. Leonardo lo creò per Lorenzo de’ Medici, figlio naturale di Caterina.  La mano destra alzata in benedizione del Cristo non è un gesto liturgico: è il richiamo della sagoma  di una piccola penisola dentro una baia, quella dell’isola che i Kalinago chiamavano Tartaruga ,oggi Carriacou.

Particolare della sovrapposizione della baia dell’ isola di Caterina oggi chiamata Carriacou’ (Antille)

Per comprendere questo dipinto occorre risalire a tre opere che lo precedono, e a un legame che Leonardo costruì per anni, immagine dopo immagine, davanti agli occhi di chi solo poteva leggerlo.
Lorenzo nacque da Caterina, concepito da lei a Carriacou nel rapporto avuto con Piero de’ Medici, durante i primi viaggi segreti nelle nuove terre. Entrambi Leonardo e Lorenzo condividevano una natura meticcia, lui per genetica, Leonardo per la propria origine di crescita. Si incontrarono una sola volta da giovani, quando le due madri si videro portando con sé i figli. Fu un imprinting che segnò entrambi.

Cartone preparatorio di Sant’ Anna con la Vergine Giovanni e Gesù , il ricordo dell incontro tra le due madri Dianora Tornabuoni che partorí Leonardo  e Caterina che partorí Lorenzo. Avvenne una sola volta come indica la figura di  Sant’ Anna.
Sant’ Anna con la vergine e il bambino – L’ isola di Caterina , sovrapposizione che identifica il principio della forma e simbolo delle origini

Nel tempo, tra Leonardo e Lorenzo nacque un’assonanza cognitiva e intuitiva, una stessa sete di conoscenza rivolta alle scoperte secretate delle nuove terre. Leonardo gli dimostrò di essere fedele custode del segreto, e la stima tra i due divenne reciproca. Fu su questa fiducia condivisa, i codici di Leonardo, la forma dell’isola, la storia mai raccontata delle sue origini, che si costruì un dialogo per immagini, leggibile da un solo destinatario.
Il primo messaggio arriva nel Battesimo di Cristo del Verrocchio. Nel drappeggio dei due angeli , attribuiti al giovane Leonardo,  si legge la sagoma di una grande tartaruga: la testa emerge tra ombra e luce  delle vesti, le pinne si allargano seguendo le pieghe degli abiti.

La tartaruga che simboleggia la madre condivisa ( mito Kalinago della grande madre) é mitigata, incastonata tra i corpi dei due angeli. E le mani dell’angelo di destra, unite palmo e dorso, mentre osserva l’aureola dell’altro, pronunciano un simbolico giuramento silenzioso: sono custode del segreto.

Particolare del dipinto del “battesimo del Verrocchio “. La forma subliminale della tartaruga , glissata tra gli abiti

È un segno isolato, ancora criptico, il primo passo di un racconto che si svelerà solo più avanti.
Il secondo messaggio è nell’Annunciazione. Per la prima volta Leonardo colloca al centro prospettico della composizione una roccia dalla forma di una mano: è il simbolo dell’ isola dei  Kalinago ‘Carriacou”, il popolo delle grandi mani.

L’annunciazione , dipinto celebrativo : il voto di Leonardo alla madre Caterina
Particolare della roccia a forma di mano , simbolo dell isola di Caterina
La forma della grande mano, simbolo del popolo che abitava l’ isola detto “delle grandi mani, si ripete nella Gioconda (sovrapposizione dimostrativa) e nella Vergine delle rocce


Il terzo messaggio è nella Vergine delle Rocce. Qui la rivelazione si allarga: non più un simbolo isolato, ma l’intera cosmologia dell’isola, la donna-tartaruga della spiritualità Kalinago, la grotta come utero, il ritorno alle origini.

La vergine delle rocce – Leonardo da Vinci 1484 . Identificazione della grande tartaruga simbolo del popolo kalinago , generatrice di tutte le vite
Dimostrazione di sovrapposizione
Richiami subliminali  della tartaruga, essi esprimono la volontà di Leonardo di lasciare ai posteri la possibilità di comprendere i codici, e la conseguente lettura del suo testamento segreto.
Sovrapposizione identificativa dell isola Cartiacou , particolare richiamo simbolico


Il quarto messaggio, il Salvator Mundi, non arrivò mai a destinazione. Lorenzo morì nel 1492, e il dipinto, l’unico dei quattro a portare la geografia dell isola ,    come avverrà per il Cristo del cenacolo nella sua intera forma. Ma qui nel Salvator Mundi solo un dettaglio della baia stessa, con la mano destra che ricalca, il profilo  della piccola penisola al suo interno. La figura che diventa originaria  alla terra stessa: una terra che nessuno, tra i due, poté più condividere.

L’ultima cena – Leonardo da Vinci.
L’isola di Caterina é il principio della forma che struttura spazio proporzione e anatomia


Quattro opere, un crescendo che va dal segno nascosto alla rivelazione piena, ma l’ultima rivelazione trovò solo il silenzio. Leonardo non poteva raccontare a parole l’origine di Lorenzo. Scelse di farlo nell’unico linguaggio che entrambi condividevano, quello dei codici, dei simboli, delle forme che si ripetono , costruendo, dipinto dopo dipinto, un testamento pittorico privato per il figlio di Caterina. Un testamento che, nel suo capitolo finale, restò senza lettore.

Maurizio Pecorari

26/08/2026

Leonardo e il libro di geometria di Amerigo Vespucci

Un nuovo anagramma nel Codice Arundel di Leonardo da Vinci

di Maurizio Pecorari


Il codice Arundel Leonardo da Vinci

Da quando ho iniziato a leggere i dipinti di Leonardo con il metodo, un nome è tornato più di ogni altro, disseminato in forme, pattern compositivi e rebus per immagini: Caterina. Non la Caterina della biografia ufficiale, contadina di Vinci e madre naturale del pittore, ma una figura più complessa, le cui origini ho ricostruito passo dopo passo nel mio libro “Leonardo, il primo libro dei segreti”: una donna nata su un’isola caraibica, chiamata dai popoli Kalinago “Tartaruga” — l’attuale Carriacou,  e giunta a Firenze attraverso una rete di rapporti che coinvolge Piero de’ Medici e la nascita di Lorenzo il Magnifico.

Nella Vergine delle Rocce inizialmente ho individuato i rebus  per immagini, i segni segnali e simboli, descrivono come Leonardo codifica i suoi messaggi,  da qui possiamo leggere le sue origini genetiche legate alla famiglie Medici e Tornabuoni. L’ulteriore  passo avvenne  dopo la complessa decodifica  dei codici da costellazioni, che hanno reso la lettura più dettagliata del racconto delle origini di madre Butes, cioè Caterina. Lei generò Lorenzo detto il magnifico su un’isola chiamata Tartaruga.

Nella Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli, individuo  la mappa del nuovo mondo  nascosta  tra le rocce, e il viaggio segreto  dei Medici e Malatesta, a partire dal 1448.

In questo articolo tratto la decodifica di una nota scritta da Leonardo da Vinci nel codice Arundel.

Un metodo esteso dalle immagini alla scrittura: il Codice Arundel e Amerigo Vespucci

Un  appunto autografo di Leonardo, questa volta nel Codice Arundel (foglio 132), racchiude nella mia lettura, il racconto delle origini di Caterina, cioè delle isole da cui la donna proveniva. È l’unico riferimento diretto e nominale di Leonardo ad Amerigo Vespucci in tutti i suoi manoscritti: la prova di un contatto reale tra i due fiorentini,  anni in cui  Leonardo e Vespucci  condividevano la giovinezza

Amerigo Vespucci non fu solo un viaggiatore la sua formazione in geometria, astronomia e cosmografia,  le stesse discipline richiamate nell’appunto di Leonardo, gli venne dallo zio fra’ Giorgio Antonio Vespucci, domenicano del convento di San Marco a Firenze, umanista e bibliofilo e cartografo,  custode di una delle più importanti biblioteche private del suo tempo. Fra’ Giorgio Antonio fu anche precettore di Giovanni e Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugini di Lorenzo il Magnifico: un legame diretto, ancora una volta, con la casata medicea che attraversa tutta questa ricerca.

La frase originale, nell’italiano del tempo di Leonardo, è:

«El Vespuccio mi vol dare uno libro di gioemetria»

[Immagine: Codice Arundel, f. 132,  l’appunto su Amerigo Vespucci]

Applicando alla frase lo stesso metodo anagrammatico già impiegato (codici da costellazioni)per i dipinti, ricomponendo cioè le stesse identiche lettere in un nuovo ordine, senza aggiungerne né toglierne alcuna,  la lettura che ho individuato è:

«Muove mi vedergli l’isole di Caterina,  rubo copio, »

Seguono le immagini delle sovrapposizione dimostrativa dell’ isola di Caterina,: “Carriacou”. Nei dipinti di Leonardo da Vinci é possibile  riconoscere nelle costruzioni  iconografiche la sagoma dell isola, come “principio della forma”. Appare questa isola per la prima volta nel dipinto della “Vergine delle rocce 1483.

Un doppio racconto nella scrittura privata di Leonardo

lo stesso soggetto nascosto: Caterina la madre, Leonardo racconta e cela le sue origini sia nei dipinti, sia nell’ appunto apparentemente privo di senso, per un libro di geometria promesso da Vespucci. La sua amicizia diventa l’occasione, per conoscere la terra di origine  della madre.

Che il nome di Vespucci,  cresciuto all’ombra di uno zio domenicano, umanista, cartografo, maestro di geometria, legato agli stessi De Medici che compaiono ovunque in questa mia ricerca, sia lo spunto per un pensiero rivolto ancora a Caterina e alle sue isole, è forse la conferma più diretta di quanto quel ricordo fosse per Leonardo un pensiero costante, pronto a riaffiorare a ogni occasione e lasciare traccia di una storia indicibile in vita.

Nuova edizione aggiornata 2026 https://amzn.eu/d/05IvJSF0

E presente nelle librerie online in lingue Inglese Tedesco e Russo


Maurizio Pecorari

La sepoltura di Caterina la madre di Leonardo da Vinci

1 / 19

LA SEPOLTURA DI CATERINA LA MADRE DI LEONARDO

Di Maurizio Pecorari

Nell’anno 2021 ho pubblicato un sito internet dove presentavo i miei primi risultati delle letture dei dipinti di Leonardo da Vinci, i contenuti delle sue opere si rivelarono alle mie analisi dei sistemi compositivi complessi e articolati.

https://www.leonardo-da-vinci-e-caterina.it

Dal 2024 al 2025 ho pubblicato due libri:  “I segreti di Leonardo le parole svelate” e “Leonardo il primo libro dei segreti, morte e sepoltura” . Auto editing  Etabeta


2 / 19

Nelle diverse fasi della lettura semantica, dei segni, segnali e simboli si è verificata una nuova visione, l’ ho identificata con un termine: “la propedeutica di Leonardo”.  All’ interno dei dipinti esistono segnali e segni-guida che ci indicano un percorso ad una lettura di secondo livello: il “metalinguaggio” ovvero i “codici da Costellazioni”.

I Codici Metalinguistici di Leonardo da Vinci: un linguaggio segreto tra scrittura, pittura e cosmologia.

Leonardo da Vinci 1451–1520 queste date non ufficiali sono il risultato delle decodifiche, ciò che sappiamo che é stato artista, inventore e scienziato, ma anche un maestro nell’arte della comunicazione segreta.

Oltre alla sua scrittura speculare e ai suoi enigmi, nei suoi taccuini e nei suoi dipinti emergono segni che non possono essere interpretati soltanto come esercizi estetici o scientifici. Questa ricerca propone l’ipotesi che Leonardo abbia sviluppato un sistema di codici metalinguistici, ovvero un linguaggio multilivello che parla di sé stesso, capace di custodire informazioni personali e storiche altrimenti “indicibili”.

Con il termine metalinguistico si intende un linguaggio che riflette e commenta un altro linguaggio. Nel caso di Leonardo, tale linguaggio si articola su tre livelli principali, che sono:

1. Scritturale – utilizzo di scrittura speculare, anagrammi, allusioni numeriche e giochi linguistici (ad es. Codici Forster, Codice Atlantico).

2. Visivo – gesti, mani, posture, abiti e dettagli architettonici come “lettere” di un alfabeto segreto, simboli subliminali

3. Cosmico – trasposizione delle figure in schemi di costellazioni o geometrie celesti, che ordinano il messaggio in forma universale.  

Questa triade permette a Leonardo di registrare contenuti personali o sensibili senza esporli direttamente. ” Si trattò di intuire quale fosse la chiave d’accesso che aprisse lo scrigno dei segreti.


3 / 19

Particolare del Salvator Mundi,  richiamo subliminale della costellazione del Delfino
Richiamo subliminale a raddoppio della forma del delfino
Salvator Mundi: Rebus da costellazione del Delphinus e anagramma,  il dipinto fu dedicato al fratello di sangue da parte di padre “Lorenzo De Medici”.

IL SALVATOR MUNDI E IL CODICE DA COSTELLAZIONE  

Il Salvator Mundi è stato il dipinto che ha dato inizio alla comprensione dei codici da  costellazione, quella del Delphinus, viene tracciata a richiamo all’interno della sfera di cristallo, il segnale a raddoppio è visibile nella traccia del mantello azzurro che appoggia sulla spalla, per similitudine ad un delfino. La costellazione del Delfino collocata sul dipinto, forma il seguente rebus e anagramma. Il risultato é la frase significativa: rebus-“CRISTO, BENEDICE, SFERA CRISTALLO, BEZOARIO, DELFINO” anagramma – “SE CONFIDO DI ESSERE FRATELLI LORENZO TI ABBRACCIO”. L’opera fu dedicata al fratello di sangue da parte di padre: a Lorenzo De Medici  

Questa invenzione Leonardo la applicò in maniera sistematica agli impianti strutturali delle sue creazioni pittoriche, lo scopo era di carattere comunicativo e testamentale. Il maestro utilizzò le forme geometriche universali delle costellazioni per dare struttura alle immagini. La funzione fu quella di creare un sistema (rebus) che da immagini si trasformi in parole. ( Dalla prima pubblicazione : I segreti di Leonardo, le parole svelate).

Descrivo cos’é il codice da costellazione: “si traccia la forma geometrica e proporzionata di una costellazione, si sovrappone il disegno del dipinto collocando oggetti e anatomie o forme architettoniche, in ogni punto stellare si fissano nomi, da qui si origina una rosa di parole che da inizio al rebus. La decodifica avviene utilizzando ogni lettera scomposta in un anagramma,


4 / 19

il rebus funzionerà solo se il risultato delle frasi avranno un senso compiuto e significativo, con sintassi corretta, o con nomi e fatti.

Risulta che Leonardo utilizzò  nove costellazioni a tema in alcuni dipinti ne utilizzò da due a sei costellazioni.

I molteplici risultati svelano il racconto di Leonardo, i suoi segreti indicibili che sono: “le sue origini genetiche e quelle della madre Caterina e il suo luogo di sepoltura.  Nella seconda pubblicazione sarà la lettura dei dipinti di Francesco Melzi, che con l’ utilizzo dei codici del suo maestro racconta  dove lo seppelli segretamente in Santa croce a Firenze.

Qui parlo solo di alcuni rebus risolti nei dipinti, dove emergono i contenuti delle frasi della sepoltura di Caterina.

Rimando ai lettori che volessero approfondire al testo pubblicato “Leonardo il primo libro dei segreti” edito da Etabeta .

LA STORIA UFFICIALE

Chi era Caterina Buti del Vacca secondo la storia ufficiale?

Caterina di Meo Lippi, chiamata anche Caterina Buti del Vacca, è conosciuta principalmente come la madre di Leonardo da Vinci. Era di umili origini, probabilmente orfana e appartenente a una famiglia di contadini.  

Maternità e relazione con Piero da Vinci

Nel 1451, all’età di circa 15 anni, ebbe un figlio, Leonardo, frutto di una relazione – forse consensuale, forse forzata – con Ser Piero da Vinci, un notaio fiorentino di elevate condizioni sociali.  

Allontanamento e matrimonio

Dopo la nascita di Leonardo, fu allontanata dalla famiglia di Piero. L’anno successivo, si sposò con Antonio di Piero Buti del Vacca, un ceramista soprannominato “Attaccabriga”, e insieme ebbero altri figli (quattro figlie e un figlio).  

Alcuni studi – tra cui quelli del direttore del Museo Ideale Leonardo da Vinci, Alessandro Vezzosi – suggeriscono che Caterina potesse essere in realtà una schiava appartenente al padre di Leonardo, poiché “Caterina” era un nome spesso usato per schiave. Un’analisi dattiloscopica del 2006, basata su un’impronta digitale di Leonardo, ha ipotizzato anche possibili origini mediorientali di Caterina.

Le fonti storiche riportano che: Caterina visse per lo più in Toscana (Vinci, San Pantaleo, Firenze).

Non si sa molto della sua vita successiva al matrimonio con Antonio di Piero Buti del Vacca.

Secondo Giorgio Vasari e alcuni documenti ritrovati, nel 1493 Caterina si trasferì a Milano, ospite del figlio Leonardo, che in quegli anni lavorava alla corte di Ludovico il Moro.


5 / 19

Quindi, Caterina arriva a Milano intorno al 1493, circa un anno prima di morire. Scritta di Leonardo dal codice Foster

Questa è la scritta di Leonardo:

«A dì 16 di luglio Catelina venne a dì 16 di luglio»

Restò con lui fino alla morte, che avvenne  nel 1494. Leonardo stesso si prese cura delle esequie e delle spese funebri.

Passo ora ad una sintesi del racconto emerso dopo la complessa e articolata lettura di mia pubblicazione.

IL RACCONTO  INTERPRETATO DAI CODICI : CHI ERA CATERINA “BUTES”

Spiego chi era Caterina secondo le ricerche dalle mie letture semantiche dei codici Leonardeschi. Si tratta di un processo di  lettura per empatia di risonanza, che si è realizzata inizialmente con semplici percezioni di forme significative, segni, segnali e simboli, la seconda fase per associazioni subliminali a raddoppio, dove si identificano realtà oggettive non concigliabili con il tema o il soggetto rappresentato. La terza fase con l’individuazione di  codici metalinguistici e la conseguente decodifica : ” da immagine a parola”.

Seguono le decodifiche per immagini dai dipinti di Leonardo

  Particolare della Vergine delle rocce 1484 “isola Carriacou “

Caterina una giovane ragazza rapita in una piccolissima isola di nome Carriacou,   nell’ arcipelago oggi chiamato piccole Antille a nord est di Grenada. Il nome delle origini  Taino di Caterina è Butes che significa Blu, il suo popolo  veniva chiamato “delle grandi mani, per la caratteristica conformazione della baia. L’ isola presenta ai lati due appendici a forma di braccia e mani.


6 / 19

                la vergine delle rocce, l’isola Carriacou si incastra a perfezione


7 / 19

I primi viaggiatori che approdarono alle nuove terre furono i De Medici e i Malatesta 1448, i viaggi furono tenuti segreti. La prima celebrazione avvenne 10 anni dopo con il dipinto che consacrava la “Coalizione delle signorie “ La cavalcata dei magi, a palazzo Medici Riccardi, dipinto da  Benozzo Gozzoli 1459.

Il dipinto è la rappresentazione delle mappe dei continenti Americani,  fu  volutamente criptato per ragioni politiche. Le giovani terre si presentavano grandi e con ricchezze smisurate, diedero inizio per esigenze di strategia politico- economica  ad un’ organizzazione segreta detta : la “coalizione” qui viene rappresentata nel dipinto. Sono riconoscibili i ritratti dei rappresentanti le varie famiglie :Sforza, De Medici, Gonzaga, Montefeltro, Malatesta.

La cavalcata dei magi , sovrapposizioni di isole
Il racconto del viaggio, la prima isola d’approdo Cuba

8 / 19

Caterina ovvero Butes (Blu) fu rapita e portata in nave costretta senza vestito in terra italica (rebus del Musico) .

Prima del viaggio di ritorno partorì un bambino, il padre genetico fu Piero il gottoso. Concepì il figlio come racconta in un rebus Leonardo: “in un isola di nome Tartaruga” il nome della sua isola di origine Carriacou, deriva dalla lingua fonetica Arawaki (Caraciu) ovvero termine che dato la parola occidentale Carapace oggi francesizzata essendo stata una colonia Francese.

Proiezione di una tartaruga,  é disegnata come traccia subliminale nel dipinto , la tartaruga é il simbolo della mitologia Taino della “Madre che generò gli uomini”
Indicazioni subliminali

Rebus della costellazione della Lira, la “Gioconda”e il particolare dell’abito alla moda spagnola detto Camora, dove si intravede il nome glissato Butes

Il ritratto detto la Gioconda ha nell’ abito trascritto il nome delle origini Butes
Particolare della traccia glissata del nome delle origini Butes
Il primo rebus dove Leonardo trascrive il nome delle sue origini  cost. della lira

All’arrivo in Italia le fu tolto il bambino, che venne chiamato dai De Medici “Lorenzo”

Lei venne affidata alla famiglia Tornabuoni  

Dianora Tornabuoni sorella di Lucrezia moglie di Piero de Medici ebbe un figlio avuto da un rapporto con lui, la sua nascita venne tenuta  nascosta a Piero .  Lo battezzarono con il nome Giovanni (rebus  di Sant’ Anna con Maria Gesù e l’agnello)e per ragioni di famiglia decisero di darlo in adozione ad un “giovine ricco” il notaio

Rebus della costellazione della Vergine dove si rivela il racconto con l incontro con Dianora Tornabuoni
Rebus e anagramma di Sant’ Anna con Maria Gesù e l’agnello, qui si rivela il nome di primo battesimo: Giovanni

Rebus:

“NIBBIO GAMBA SPALLINA GOMITO ASCELLA GINOCCHIO VISI CUORE CODA MANO ORECCHIA TIMONIERE ROCCIA.”

Anagramma:

ASCOLTO IL SEGRETO,CHI MI GENERÒ DIANORA , CHIAMA ME GIOVANNI O PICCOLO BAMBOLINO BOCCUCCIA ROSA.”


9 / 19

Piero Vinci che  per contratto dovette sposare la giovane ragazza Caterina . Il Vinci lo ribattezzò con il nome Leonardo, Caterina crebbe il bambino in solitudine e “squisito giuoco”.

I due rebus da costellazioni della Lira e del Leone , che svelano il mistero del ritratto dell “Musico” (autoritratto)

Sono riportati gli  esempi di rebus che raccontano del rapimento di Caterina  

Il Musico, Leonardo (autoritratto) rebus da costellazione, Lyra e Leone

Lyra

Rebus: OCCHIO, MASCELLA, VESTALE, CAMICIA, DITA, CARTIGLIO  

Anagramma: SVELO CHI È MIA MADRE CALATA TOCCA ITALICI SCOGLI

Leone  

Rebus: GHIANDO, ZIGOMO, LABRA, SPALLA, VESTALE, ABITO, CAMICIA, SPARTITO, DITA

Anagramma: LA MADRE RAPIVA OBBLIGATA SENZA L’ ABITI DAL SI CHIAMATO GOTTOSO  

Un rebus  presente nel libro descrive un fatto significativo: quando Caterina intuisce che Ser Piero si risposerà con donna Albiera   e che gli toglieranno il piccolo Leonardo,  tenterà un gesto estremo, una fuga a cavallo con il piccolo Leonardo in Umbria (dal rebus del Cenacolo)

Un altro episodio riferito a Caterina, emerge dai racconti criptati di Leonardo, nel dipinto di Sant’ Anna con Maria Gesù e l’agnello, in relazione al cartone preparatorio il racconto è  il seguente: “Dianora fece incontrare una sola volta Il piccolo figlio che le fu tolto Lorenzo ,  il piccolo Leonardo fu testimone del fatto”. (Ricordo d’infanzia)

Il cartone di Sant’ Anna , l’indice alzato significativo del racconto : “una sola volta”

10 / 19

Queste mie affermazioni sono i risultati di tutte le letture semantiche, e metalinguistiche, la partenza fu il principio di individuazione di alcune tracce simboliche, identificate come l’isola Carriacou. La possiamo vedere oggettivamente nei dipinti di Leonardo a partire dal 1483, gli elaborati che seguono identificano la sua forma subliminale come il principio generativo della forma, Leonardo ha utilizzato la forma-isola per dare struttura alla Vergine delle rocce a Sant Anna con Maria e Gesù, e al Cristo del Cenacolo  

L’ isola della madre Carriacou, come germe creativo della forma
La testa e le spalle si inseriscono a perfezione nella baia , mentre le mani ripetono la forma delle appendici ( il popolo delle grandi mani)
Tutto si incastra a perfezione con l isola

11 / 19

Caterina nel 1493 raggiunse a Milano Leonardo, credo fermamente che il suo intento fosse quello di ritornare alla sua isola, e chiedere a Leonardo una possibile intercessione da parte degli Sforza, un anno dopo 1493 morì a Milano.

I rebus identificati e le relative decodifiche, hanno indicato a più livelli che la sua sepoltura avvenne in Santa Maria delle grazie.

Il primo risultato si è manifestato nel ritratto di Caterina (Gioconda)  

La costellazione di Cerberus  i punti finali delle rette e le interruzioni corrispondono a stelle

Questa é la trascrizione delle parole con l’anagramma da costellazione di Cerberus (custode dei morti):
Rebus:
“OCCHIO, NASO, CATERINA, DELFINO, MARE, MANO, PONTE, CIELO”.
Anagramma:
“CI FECI SEPOLTA MADRE IN CENACOLO MI HANNO ONORATO”.

Nel 1493, Leonardo fece seppellire Caterina nel luogo in cui stava realizzando una delle sue opere più importanti, il CENACOLO, a Santa Maria delle Grazie, a Milano, probabilmente nel chiostro adiacente detto dei Morti?
Nella Gioconda, Leonardo celebrò la figura della madre Caterina e le analisi finora condotte dimostrano e certificano, grazie a più segni e simboli, la sua identità.
Il secondo risultato è meno approssimativo ed identifica una stanza della sepoltura della madre.
Una prova di sovrapposizione della costellazione di Cerberus  nel dipinto del Cenacolo, ha dato il seguente risultato.
Nella foto, i punti luminosi delle otto stelle sono rappresentati dal termine delle rette e dagli spazi interrotti; come per il ritratto la Gioconda, anche nel Cenacolo Cerberus  identifica la sepoltura.
La domanda è in quale locale a Santa Maria delle Grazie?
La mappa stellare indica con precisione le parti anatomiche, architettoniche e il vestiario con i seguenti nomi.
Rebus:
“BEZOARIO, INDICE, PALMO, MIGNOLO, POLSO, VESTE, PARASTA, TUNICA”.
Anagramma
“GIÀ MANCA MADRE SAPIENZA IL TUO CORPO SEPOLTO IN VESTIBOLO”.

Costellazione di Cerberus

Il terzo risultato è un rebus sempre nel dipinto del Cenacolo con l’utilizzo della costellazione del serpente
Rebus:
“INDICE, BEZOARIO, SPALLA, PARASTA, VESTITO, DE, MANI”. (Il termine DE sta per moto da luogo o gesto della mano)
Anagramma:
“SEPOLTA IN PAVEO SACRESTIA, MADRE DONI LETIZIA B”.
La lettera “B” credo sia la volontà di rendere identificabile il suo
nome di origine: Butes.

Costellazione del serpente



A Santa Maria delle Grazie forse si riferisce alla vecchia sacrestia  del Bramante?  penso fosse ancora in fase di costruzione in quell’ anno di morte di Caterina. Come intuisco da queste sue frasi, esiste a pavimento una pietra tombale con la dicitura “MADRE DONI LETIZIA B” ?
Questi  indizi che si ripetono creano la  certezza , la volontà di Leonardo di lasciare la testimonianza  della  storia  di  Caterina e il luogo di sepoltura .
Cercai di capire nei giorni e mesi successivi in quale stanza poteva essere sepolta , feci anche un sopralluogo in Santa Maria delle grazie, parlai delle mie ricerche con un frate addetto alla vendita dei libri , ma non ci fu nessuna risposta o indizio .
Alla fine di agosto 2025 feci alcune visioni di immagini e video che documentavano dei  restauri di una piccola sagrestia, avvenuti  nell’’anno 2006 in Santa Maria delle grazie  In questa stanza furono rinvenute le tracce di un piccolo dipinto,  con la figura di una madonna con manto , raccolto al centro del petto da una pietra , la stessa immagine della Vergine delle rocce ma con  il volto e spalle rivolte al fianco sinistro  , ma anche la stessa immagine della figura alla destra di Cristo nel Cenacolo.
Fu un indizio fondamentale, ebbi la sensazione di aver individuato  la stanza della sepoltura  Questa sacrestia adiacente alla basilica   era sicuramente una canonica antica un primo nucleo  di un  vestibolo adibito ai cambi dei paramenti sacri cerimoniali , le frasi dei rebus  erano associabili  alla tipologia di ambiente , e le tracce del dipinto era un’ ulteriore prova  . Pensai che certamente  poteva essere plausibile che Leonardo dedicasse un dipinto celebrativo al luogo di sepoltura della madre.

Piantina della piccola sagrestia adiacente alla basilica

Particolare dell’affresco
La posizione del dipinto

 

.

LE GRAZIE IL LUOGO GIUSTO

A  Milano 1493 Leonardo è a servizio di Ludovico il Moro dal 1482.

Santa Maria delle Grazie è il grande cantiere spirituale e politico del ducato sforzesco: nel 1492 Ludovico ordina a Bramante di ricostruirne il coro e l’abside. Il convento domenicano è il fulcro della predicazione e della memoria dinastica degli Sforza.

 In questo contesto Leonardo vive a pochi passi dal convento e frequenta la comunità: sarà chiamato a dipingere l’Ultima Cena proprio nel refettorio.        Se Caterina muore a Milano, ha senso che venga sepolta in un luogo sacro vicino a Leonardo.

Santa Maria delle Grazie, appena rinnovata e in espansione, era il luogo ideale per una sepoltura “protetta”: cappelle laterali con committenze private, tombe di famiglie e personaggi legati alla corte.

 Perché Le Grazie è logico?

Leonardo lavorava lì, poteva vegliare sulla memoria della madre.

La cattedra convento domenicano prestigioso, legato agli Sforza, quindi fu una sepoltura discreta, non ufficiale, non registrata nei grandi registri nobiliari , perfettamente coerente con Caterina, figura di umili origini  nella vita pubblica, ma centrale per Leonardo. La frase che emerge dal codice da costellazione : “Ci feci sepolta madre in Cenacolo mi hanno onorato” racconta il senso dello stretto legame di stima che ebbe Leonardo con i frati Domenicani.

Leonardo, con discrezione, avrebbe affidato agli enigmi da rebus da costellazione ,ciò che non poteva dire apertamente: che la madre Caterina riposa proprio lì, sotto il manto di Maria, alle Grazie.

 Le sue creazioni pittoriche quindi non solo opera iconografica o religiosa, ma anche archivio segreto della memoria familiare di Leonardo

Maurizio Pecorari venerdì 12 settembre 2025

Testi Pubblicato: “I segreti di Leonardo, le parole svelate” 2024 Etabeta

                                    “Leonardo il primo libro dei segreti, morte e sepoltura “  2025 Etabeta

 

 


Nell piccolo vestibolo oggi adibito a vendita di gadget e libri. Sovrapposizione dimostrativa del particolare dove é presente la traccia del dipinto.

Il Teorema: Sant’Anna, la Vergine e il Bambino

Sant’ Anna con la vergine e il bambino, Leonardo da Vinci .
Proiezione dell’isola delle origini di Caterina la madre : “Carriacou il principio della forma”

Fu osservando “La Vergine delle Rocce” che una forma si impose per la prima volta al mio sguardo — non cercata, non prevista: una sagoma esistente in natura, nascosta nel corpo stesso del dipinto, la cui funzione era essenzialmente propedeutica, un richiamo silenzioso all’attenzione di chi sapesse fermarsi a guardare oltre la superficie. Solo in un secondo momento venne la domanda che avrebbe cambiato tutto: quella forma aveva un nome?
Il percorso che seguì — e che racconto per intero in questo libro — mi portò a una scoperta che non avrei potuto prevedere: Leonardo aveva progettato i suoi impianti iconografici partendo proprio da quella forma, il profilo dell’isola di Carriacou, la terra da cui proveniva Caterina, la madre che lo crebbe.

La vergine delle Rocce Leonardo da Vinci sovrapposizione dell’isola, cerchiata in basso il richiamo subliminale.

Particolare della vergine delle rocce l isola Carriacou, richiamo subliminale.


La sovrapposizione dell’isola di Carriacou, la terra della madre Caterina, non si esaurisce nel racconto biografico delle origini di Leonardo: l’opera diventa una sintesi sublimata del suo pensiero universale, dove la storia sacra dei testi biblici e la sua vicenda personale si specchiano l’una nell’altra. È una doppia valenza che compone un vero Teorema.
Le due madri della sua origine, colei che lo generò e colei che lo crebbe, trovano un parallelismo diretto nel mistero stesso del Nuovo Testamento: “Gesù nato da madre vergine per opera dello Spirito Santo”, origine insieme umana e altra, carnale e trascendente. Leonardo colloca qui Cristo tra le due madri, quella che lo ha generato e quella che lo ha cresciuto, non come semplice citazione iconografica, ma come confessione cifrata: nel mistero della doppia maternità di Cristo, Leonardo riconosce e trascrive il proprio.
Non è un caso che l’isola tocchi qui il piede del Bambino, proprio dove la mano di Gesù sfiora l’agnello, l’Agnus Dei, la vittima sacrificale che nella tradizione iconografica annuncia già la Passione futura. Se l’isola è l’origine, la terra di Caterina, la radice biografica di Leonardo, collocarla qui, al contatto tra il piede che dovrà camminare verso il sacrificio e l’animale che lo prefigura, significa saldare ancora una volta le due storie: l’origine privata dell’artista e l’origine sacra del racconto che dipinge. Il Teorema si chiude su se stesso, la nascita e la fine, la madre e il sacrificio, nello stesso punto del dipinto.
Come ogni teorema, l’opera non impone una conclusione: presenta la possibile soluzione di un mistero, e lascia a chi guarda il compito di congetturare tutte le variabili. Due madri per Gesù, quella che lo concepisce per opera dello Spirito e quella, terrena, che lo alleva nel mondo, due madri per Leonardo: Dianora Tornabuoni che lo genera e Caterina che lo cresce. Non è una sovrapposizione casuale di simboli: è un’immagine costruita con volontà precisa, che stravolge deliberatamente il racconto dei testi sacri per farvi entrare, codificata, la propria storia. Leonardo non illustra il Vangelo, lo riscrive dall’interno, usando la sua struttura per dire ciò che nessun documento avrebbe potuto custodire.
Le variabili che il Teorema lascia congetturare sono molteplici, e ciascuna apre un piano di lettura diverso. C’è la variabile della carne e dello spirito: il parallelismo tra Sant’ Anna e Dianora che corrisponde al mistero o il segreto, Maria e Caterina a tutti gli effetti madre che cresce il proprio figlio.  Dianora genera nella carne, eppure entrambe restano origini che il racconto ufficiale non può dire apertamente, l’una per mistero teologico, l’altra per convenienza sociale. C’è la variabile della cura: Anna che affianca e sostiene, Caterina che alleva e cresce, le madri seconde, quelle che il tempo rende visibili mentre le prime restano sullo sfondo, quasi cancellate, eppure necessarie perché tutto abbia inizio. C’è la variabile del luogo: la terra sacra dei Vangeli e l’isola reale di Carriacou, il Mediterraneo del mito e i Caraibi della biografia, geografie lontanissime che Leonardo fa combaciare nello stesso gesto pittorico. E c’è la variabile del silenzio: ciò che nessun testo, sacro o notarile, poteva registrare, e che solo l’immagine, muta, ambigua, capace di dire due cose insieme, poteva custodire senza tradire nessuna delle due.
È in questo intreccio di variabili, mai risolto del tutto, che il Teorema mostra la sua natura: non una dimostrazione chiusa, ma un invito a leggere ogni dipinto di Leonardo come equazione a più incognite, dove la soluzione non è mai una sola.
C’è, in questo gesto, qualcosa di più radicale di una semplice confidenza cifrata: è un atto dissacratorio. Ciò che non poteva essere detto a parole nel suo tempo, né la propria nascita illegittima, né un dubbio sull’origine stessa del racconto evangelico, trova nella pittura l’unico spazio dove la censura non arriva, perché l’immagine non afferma, allude. È il neoplatonismo rinascimentale, la lezione di Ficino e dell’Accademia fiorentina, a offrirgli lo strumento: l’idea che la verità più alta non si dica mai direttamente, ma si veli sotto il mito, sotto la forma sensibile, accessibile solo a chi sa guardare oltre la superficie del racconto sacro. Sotto quel velo neoplatonico, Leonardo può permettersi ciò che nessun teologo del suo tempo avrebbe osato: avvicinare il mistero della nascita di Cristo al mistero, tutto umano e tutto suo, di una nascita taciuta, di una madre nascosta dietro un’altra. Non è eresia dichiarata, è eresia dipinta, protetta dall’ambiguità stessa dell’immagine, l’unica lingua in cui il suo secolo gli  permetteva di dire il non dicibile.

L ‘ultima cena Leonardo da Vinci, Santa Maria delle grazie, Milano

Maurizio Pecorari 14/08/2026

https://amzn.eu/d/0eQIQiEy ebook 2026

Il delfino, il codice nascosto da Benozzo Gozzoli a Leonardo da Vinci

La cavalcata dei magi- Benozzo Gozzoli, particolare della mano di Piero de Medici

Il delfino, il codice nascosto: dalla Cavalcata dei magi  alla Gioconda
Maurizio Pecorari

Nella Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli, Piero de’ Medici stringe in pugno un piccolo oggetto che ho identificato come un delfino. Non è un dettaglio decorativo: è la chiave che apre un codice ripetuto da Leonardo in almeno altre due opere fondamentali.

**Il mito e la costellazione**

Nella mitologia classica il delfino è il messaggero di Poseidone: il dio, innamorato di Anfitrite, la vede fuggire e rifugiarsi lontano dal mare. Invia allora diversi messaggeri, tra cui un delfino, che la ritrova e la convince a tornare e a sposarlo. Come ricompensa, Poseidone pone il delfino tra le stelle: nasce così la costellazione del Delphinus.



Il delfino, dunque, non è un semplice animale marino: è il segno di un possesso conteso, di un legame nato lontano dagli occhi ufficiali e poi ricondotto, con fatica, a una forma riconosciuta.

**La cavalcata dei Magi: il primo segno**

Nel dipinto di Benozzo Gozzoli, Piero de’ Medici lo tiene stretto in pugno mentre cavalca al centro del corteo che, nella mia lettura, rappresenta il viaggio del 1448 verso le nuove terre atlantiche. È qui che colloco l’origine della storia: Lorenzo il Magnifico, concepito da Caterina Butes dopo un rapporto avuto con Piero de’ Medici sull’isola chiamata dai nativi “Tartaruga” — oggi Carriacou — nove mesi prima dell’annuncio della sua nascita a Firenze nel 1449. Il delfino in pugno è la firma di quell’evento: il segno di un possesso avvenuto lontano, in mare, prima della legittimazione ufficiale a terra.



**La Gioconda: il delfino nella roccia**

Lo stesso segno riappare, in forma subliminale, nel paesaggio alle spalle della Gioconda. Nella roccia a sinistra si può leggere una costruzione simbolica: una lingua che sporge, e una coda che si allunga fino al bordo del dipinto terminando in un segno a forma di lettera “C” — l’iniziale di Caterina. Leonardo nasconde così, nel paesaggio che la sua stessa madre osserva alle proprie spalle, la firma silenziosa della sua origine.


**Il Salvator Mundi: il raddoppio**

Nel Salvator Mundi il codice si ripete, questa volta a raddoppio, secondo un metodo che ho già riscontrato altrove nel corpus di Leonardo: la sagoma del delfino è disegnata nel drappeggio azzurro sulla spalla della figura, mentre nella sfera di cristallo tenuta in mano compare, in controparte, la costellazione del Delphinus. Due livelli dello stesso segno nella stessa opera: la forma fisica e il suo riferimento celeste, a confermarsi a vicenda.


**Un filo che attraversa tre opere**

Cavalcata dei Magi, Gioconda, Salvator Mundi: tre dipinti, tre momenti diversi, un solo segno ricorrente. Il delfino non è ornamento, è racconto. Ogni volta che compare, indica lo stesso schema: un legame nato lontano dagli occhi del mondo, posseduto e poi ceduto o legittimato altrove — la storia di Caterina Butes, madre di Lorenzo il Magnifico, scritta da Leonardo nel linguaggio segreto delle forme.

https://a.co/d/04TYtgI7

https://amzn.eu/d/0c8Ulb2W

LEONARDO DA VINCI The first book of Secrets

https://a.co/d/0fKrqDSY

Leonardo da Vinci never ceases to amaze. After five hundred years, we are now able to read the narrative of his secret history, one that, during his lifetime, he could not reveal. This research originates from an intuitive vision, initially based on the interpretation of signs and symbols within his paintings, and later developed through the identification of the “codes” Leonardo used to communicate his messages. 

Leonardo il primo libro dei segreti -ebook

https://www.etabeta-ps.com/scheda-ebook/maurizio-pecorari/leonardo-il-primo-libro-dei-segreti-979-12-5710-317-0-6249.html

Leonardo da Vinci non morì in Francia: la tomba segreta a Firenze nascosta nei quadri del suo allievo


E se il più grande genio del Rinascimento avesse orchestrato la propria morte come uno dei suoi enigmi?
E se, invece di spirare ad Amboise nel 1519, Leonardo fosse tornato segretamente a Firenze per l’ultimo capitolo della sua vita?

Uomo di profilo , disegno attribuito a Francesco Melzi Firenze 1520



Uomo di profilo (disegno a sanguigna di Francesco Melzi, 1520, Firenze) È davvero Leonardo da Vinci? La data sul disegno dice 14 agosto 1520…”
La storia ufficiale contro un mistero sorprendente
Secondo i libri di storia, Leonardo da Vinci morì il 2 maggio 1519 nel castello di Clos-Lucé, vicino ad Amboise, in Francia. I funerali avvennero mesi dopo e la tomba fu in seguito profanata, con i resti dispersi. Fine della storia.
Ma guardando con attenzione le opere del suo allievo più fedele, Francesco Melzi, emerge un racconto completamente diverso: un ritorno a casa, una morte nel 1520 a Firenze e una sepoltura segreta sotto falso nome nella Basilica di Santa Croce.
I due dipinti che raccontano tutto: Flora e Vertumno e Pomona
Melzi, erede testamentario di Leonardo e suo discepolo devoto, lasciò messaggi cifrati nei suoi quadri più importanti.

Flora” (o Colombina), 1520 – Ermitage di San Pietroburgo


“Flora” (o Colombina), 1520 – Ermitage di San Pietroburgo
Una giovane dea della primavera con il seno scoperto (simbolo materno), un giglio reciso in mano (emblema di Firenze) e uno sguardo malinconico. Sullo sfondo scuro, fiori e foglie sembrano stelle nel cielo notturno. Melzi celebra qui la vita del maestro appena scomparso e invita chi guarda a scrutare “nel cielo della notte infinita”.

Vertumno e Pomona”, 1518-1522 – Gemäldegalerie di Berlino


“Vertumno e Pomona”


Pomona(divinità etrusca) e Vertumno travestito da vecchia corteggia. Ma osservando bene:
Una pietra squadrata instabile su ciottoli (“qui devi scoprire!”)
Fiori di giglio e paesaggio toscano
Un tralcio di vite che avvolge l’albero (simbolo di ritorno, pace e segretezza)


Il volto di Vertumno è identico al disegno del “profilo d’uomo” di Melzi del 1520, ma ribaltato. E su quel disegno appare chiaramente:
“1520 Adi 14 agosto Firenze de sabato ‘Leonardo da Vinci !?! “.de anni 71”
Se questo è davvero Leonardo, la data ufficiale della morte va riscritta.

Particolare dell epigrafe con dimostrazione : La scritta arancio è una sovrapposizione comparativa al nome quasi identico alla firma di Leonardo da Vinci

Il nome scritto da Melzi nel disegno é glissato, notiamo come sia sovrapponibile al nome di Leonardo da Vinci


I rebus e le costellazioni: il codice segreto di Leonardo
Melzi conosceva perfettamente il metodo del maestro: usare le costellazioni per costruire rebus e anagrammi nascosti nei dipinti.( “Codici da costellazioni ” metodo decodificato nelle mie due pubblicazioni)
Ecco alcune delle rivelazioni più potenti .


Dalla costellazione della Volpetta su Flora:
Anagramma: “E VINCI LO FE SOTTO NELLO SEPOLCRO”


Dalla costellazione di Cerberus su Vertumno:
Anagramma: “VINCI IN SANTA CROCE OCCULTO GIACE CHI ÈL BELL’OMO TAL PROBO LEO”


Altre costellazioni sovrapponibili come (Lira, Delfino, Perseo, Aquila, Leone)applicate ai due dipinti ripetono concetti simili: Leonardo giace a Santa Croce, nome occultato, “Leo Probo”, in terra toscana, con il giglio di Firenze.
Tutti gli anagrammi hanno senso compiuto e convergono sulla stessa storia.
La tomba “terragna” di Santa Croce: il rebus finale
A Santa Croce, tra le tombe monumentali di Michelangelo, Galilei e Machiavelli, ci sono anche lastre pavimentali più umili dette “terragne”.
Una in particolare, datata 1479,( questa data non indica la reale di sepoltura) appartiene a Jacobo Cocco (“viro probo” = uomo probo) e alla moglie Leonarda Carducci. L’iscrizione latina, analizzata come rebus e anagrammata da latino a italiano, produce riferimenti precisi a Leonardo, alla madre Caterina Butes e persino alla data 10/01/1451 (collegabile al suo primo battesimo).
Leonardo avrebbe progettato anche la propria sepoltura come un ultimo, geniale gioco enigmistico.
Perché tutto questo mistero?
Leonardo custodiva  legami e  segreti con le potenti  famiglie fiorentine. Il suo ritorno sotto false spoglie e un nome occultato “Leo Probo”  fu ritenuto necessario per ragioni di sicurezza politica.
Melzi, con devozione filiale, ha documentato tutto nei dipinti: il viaggio di ritorno (probabilmente via mare, date le condizioni di salute), l’ultimo anno a Firenze e la sepoltura segreta.

La tomba terragna Cocco
Analisi: ricomposizione dal latino all’ italiano

Ed ecco il risultato con tutte le lettere; sono state utilizzate in totale 128 lettere. Seguono le somme per lettere: A-14, B-5, C-11, D-5, E-7, F-1, GJ-2, I-20, L-2, M-4, N-4, O-12, P-2, Q-1, R-10, S-8, T-7, U-8, V-4, X-1.

(La “J” in italiano si trasforma in “G”, mentre la “x” prende valore numerico di 10.)

Epigrafe sovrapposta, il sepolcro di Leonardo da Vinci, rebus in latino e anagramma in italiano.

“JACOBO COCCO VIRO PROBO ET CIVI DE REP BENEMERITO LEONARDA CARDUCCIA UXOR GRATISSIMA MARITO SUAVISSIMO SIBIQ FACIUNDU CURAVIT OBIIT A. SALUTIS 1479 DIE 28 IVNIJ” (J=G).



Anagramma: “LEONARDO DA VINCI VISSI RICCO GRATO A MADRE CATERINA BUTES, CRESCO DI TUA PIA LUCE MI AMASTI CON SQUISITO GIUOCO, CAVAR I SUOI PRIMI FIORI EBBI VOTO UBBIDIR 10/01/1451”.

Rebus e anagramma dal latino all’ italiano , epigrafe a senso compiuto con data di primo battesimo


Conclusione: un genio che ha scritto anche la propria fine
Leonardo non ha lasciato nulla al caso. Ha codificato la propria vita, le scoperte e, con l’aiuto di Melzi, anche la propria morte. I dipinti del suo allievo più caro sono l’ultimo messaggio: “Sono tornato a casa, tra i gigli di Firenze, e ho scelto io come andarmene”.
Cosa ne pensate? È possibile che la storia ufficiale  sia sbagliata? Lasciate un commento e condividete le vostre teorie!
Questa é una intesi di un capitolo del libro “Leonardo il primo libro dei segreti,  morte e sepoltura” di Maurizio Pecorari.

Edizione Etabeta 2025, LEONARDO IL PRIMO LIBRO DEI SEGRETI