Il Ritratto di Musico di Leonardo da Vinci, datato intorno al 1485 e conservato nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano, è uno dei dipinti più intriganti del Rinascimento. Realizzato durante il periodo milanese di Leonardo, alla corte di Ludovico il Moro, raffigura un giovane uomo con capelli ricci, berretto rosso e uno sguardo intenso, che tiene in mano un cartiglio con una partitura musicale. È l’unico ritratto maschile su tavola attribuito a Leonardo, e la sua incompletezza, con il volto magistrale nello sfumato, ma il corpo più rigido, ha alimentato secoli di dibattiti sull’attribuzione e sull’identità del soggetto.

Inizio con il descrivere le teorie tradizionali sull’opera, per poi addentrarmi nelle analisi semantiche e decodifiche metalinguistiche, quelle descritte e pubblicate nel testo : “Leonardo il primo libro dei segreti”2025. Dai risultati di tutte le analisi attribuisco il volto del Musico a quello di Leonardo a 34/34 anni, un autoritratto velato, ricco di simboli subliminali che rimandano alla vita personale di Leonardo, in particolare alla figura misteriosa della madre Caterina. Attraverso rebus visivi, costellazioni celesti e giochi metalinguistici, il dipinto cela un messaggio intimo sul “canto angelico” dedicato a Caterina.
Storia e Attribuzione del Dipinto:
Il Ritratto di Musico è un olio su tavola di noce (44,7 x 32 cm), databile al 1483-1487, periodo in cui Leonardo si trovava a Milano dopo l’arrivo nel 1482. É documentato all’Ambrosiana dal 1671, forse donato dal marchese Galeazzo Arconati o dal cardinale Federico Borromeo.
Un restauro cruciale nel 1904-1905, condotto da Luigi Cavenaghi, rimuovendo ridipinture rivelò il cartiglio con la scritta frammentaria “CANT[OR] ANG[ELICUM]” o “CANTUM ANGELICUM”, confermando il soggetto come musicista e scartando l’ipotesi ottocentesca di Ludovico il Moro. L’attribuzione a Leonardo è quasi unanime per il volto, con il suo tipico sfumato e plasticità psicologica, mentre il corpo e l’abito potrebbero essere opera di collaboratori come Giovanni Antonio Boltraffio o Ambrogio de Predis.
Leonardo, noto per la sua passione musicale, era un abile suonatore di lira da braccio e inventore di strumenti, usò qui la musica come metafora. Nel suo Trattato sulla pittura, affermava la superiorità della pittura sulla musica, poiché quest’ultima è effimera, mentre la pittura è eterna. Lo sguardo malinconico del musico potrebbe evocare proprio questa transitorietà.
Teorie sull’Identità del Soggetto:
L’identità del ritrattato resta un mistero. Nel XIX secolo, era visto come Ludovico Sforza, ma il restauro ha spostato l’attenzione su musicisti milanesi:
Franchino Gaffurio: Maestro di cappella del Duomo dal 1484, autore di un Angelicum ac divinum opus. Ipotesi dominante nel XX secolo, ma contestata per l’età (nato nel 1451, troppo maturo per il giovane ritratto) e l’assenza di abiti clericali.
Atalante Migliorotti: Amico toscano di Leonardo, musicista e liutista, arrivato con lui a Milano nel 1482. Un appunto di Leonardo menziona un “ritratto d’Atalante”, e l’età (nato intorno al 1466) combacia meglio. Teoria prevalente nel XXI secolo.
Josquin des Prez o Gaspar van Weerbeke: Compositori alla corte sforzesca, ma senza prove storiche solide.
Galeazzo o Roberto Sanseverino: Ipotesi basate su somiglianze fisiche (capelli ricci, farsetto con “lancia” simbolica) e legami con la corte. Nessuna teoria è definitiva, lasciando spazio a interpretazioni più personali.
La mia interpretazione Simbolica:
Il Nibbio, le Ombre, i Messaggi subliminali, il metalinguaggio:
Osservando il dipinto da vicino, emergono dettagli “subliminali” che suggeriscono livelli più profondi. Nel collo del musico, una lieve escrescenza e ombre delineano la sagoma di un nibbio (kite ), con testa, ala, coda e timoniere. Questo richiama il famoso “sogno del nibbio” annotato da Leonardo: “Mi parea che essendo io in culla, che un nibbio venisse a me e mi aprissi la bocca colla sua coda”. Il nibbio, simbolo del volo e dell’ elevazione spirituale, ma nei bestiari é anche simbolo femminile. Nella mia pubblicazione specifico attraverso la complessa lettura che si tratta di un uccello che simboleggia le origini della madre Caterina. La giovane ragazza che crebbe Leonardo fu rapita dalla sua isola er il suo popolo i Kalinago, il Nibbio è il simbolo duale, cioè quello della libertà dello spirito e del dominio.
Le ombre sul collo evocano nella parte inferiore una forma di un “corpo prono”. Qui, Leonardo codifica un messaggio chiaro, come dimostrerò nel secondo livello di lettura metalinguistica.


Il metalinguaggio dei “codici da Costellazioni”:
I risultati che seguono fanno parte di una lunga ricerca pubblicata già a partire dal 2020. Gli sviluppi delle letture dei messaggi subliminali, che Leonardo ha strutturato nel dipinto detto il Salvator Mundi, fornirono la chiave di apertura del Codice da Costellazione. La visione del doppio simbolo : 1) la sfera di cristallo ha dei punti luminosi identificabili come la costellazione del Delphinus, 2) la spalla sinistra del Salvatore ha il mantello a forma della sagoma del delfino . Si tratta di un richiamo a raddoppio, che identifica la volontà di Leonardo di portarci al ragionamento, qual’é la chiave di apertura del significato? Con l utilizzo di una applicazione, iniziai a sovrapporre la costellazione del Delphinus al salvator mundi. Muovendo la forma geometrica della costellazione in senso dinamico, cioè ingrandendo o viceversa trovai una posizione, dove tutti i punti stellari coincidevano con particolari che davano origine ad una rosa di nomi, un Rebus. La seconda fase di elaborazione fu la scomposizione e ricomposizione della rosa di nomi, i risultati furono frasi significative, con nomi e sintassi corretta, Anagramma.
Rebus da costellazione del Musico: seguono i due rebus del Musico

La costellazione della Lyra, simbolo di Orfeo e della musica.
I Rebus Celesti: Lyra, Leone e Anagrammi
Sovrapponendo costellazioni ai lineamenti, emerge la Lyra (la lira di Orfeo, musico per eccellenza), con stelle che tracciano il profilo:
Rebus: “OCCHIO MASSELLA VESTALE CAMICIA DITA CARTIGLIO”. Anagramma: “SVELO CHI È MIA MADRE, CALATA TOCCA ITALICI SCOGLI”
In riferimento delle origini di Caterina, “calata” gli scogli come terra italica dal mare
Rebus della costellazione del Leone:

Rebus: “GHIANDO ZIGOMO LABBRA SPALLA VESTALE ABITO CAMICIA SPARTITO DITA”,
Anagramma: “LA MADRE RAPIVA, OBBLIGATA SENZA L’ABITI, CAPÌ DAL SI CHIAMATO GOTTOSO”.
Questo evoca una madre “rapita” (forse schiava) e “obbligata”, con “Gottoso” Piero de Medici
Queste strutture simboliche, tipiche dei giochi leonardeschi (rebus, enigmi visivi), trasformano il dipinto in un puzzle autobiografico.
Confrontando il Musico con l’autoritratto a sanguigna di Torino (ca. 1512), emergono somiglianze: profilo, capelli ricci, espressione introspettiva. Alcuni studiosi (come Siegfried Woldhek) vedono nel Musico un autoritratto giovanile velato. L’età combacia (Leonardo aveva 33 anni nel 1485), e i simboli puntano a un messaggio personale: svelare le origini della madre attraverso musica, stelle e enigmi.
Leonardo’s Self-Portrait. History and contemporaneity of a masterpiece – Musei Reali Torino
Figura 4: Autoritratto a sanguigna di Leonardo (Torino), confrontato con il Musico.
Questo dipinto non è solo un ritratto: è un testamento criptato del genio leonardesco, dove arte, scienza e vita si fondono in un enigma eterno. Invita a guardare oltre la superficie – forse, come Leonardo, per scoprire se stessi.



