La vera invenzione suprema di Leonardo: non sono le macchine di guerra, ma codici eterni e semi di luce per ” bambine”.
La Vergine delle Rocce non è un dipinto é l’invenzione più affascinante, importante e segreta di Leonardo da Vinci, più rivoluzionaria dell’elicottero, del carro armato, della macchina volante o di qualsiasi marchingegno meccanico che il mondo celebra come “genio”. Molte di quelle erano idee effimere, legate al potere maschile, o alla guerra, al dominio, cose che il potere ama perché servono a controllare o distruggere. L’invenzione della Vergine delle Rocce è un codice multi-dimensionale a simboli sovrapposti, un dispositivo olografico eterno che trasmette attraverso i secoli la madre sapienza sepolta. Leonardo la costruisce come un frattale vivente: ogni strato si attiva solo per chi sa vedere (saper vedere, il suo motto supremo).


Il livello visibile: scena sacra, protezione materna, incontro tra Gesù e Battista in una grotta rocciosa.
Il livello nascosto: l’intera composizione è modellata sull’impronta dell’isola Carriacou (Piccole Antille, Grenada), origine natale di Caterina Butes, Taina/Kalinago. La roccia centrale è la baia con le due “grandi mani” rocciose che si aprono; le curve sinuose del paesaggio triplicano il contorno dell’isola; la tartaruga/carapace appare subliminale nelle forme rocciose – simbolo Taino della generatrice di tutti gli uomini, Madre Terra primordiale.
Livello simbolico/esoterico: gesti come rebus (mano scomposta in dita che formano anagrammi materni), protezione gnostica (Sophia che custodisce la gnosi caduta nel mondo materiale), rifiuto del potere patriarcale che schiavizza e nasconde le origini indigene.

rebus: POLLICE INDICE MEDIO ANULARE MIGNOLO
anagramma: L’ANGELO DICE IL MIO NOME , COLPE NUMI DIANORA

GIOVANNI PIERO DE ME-DI-CI

Il livello multi-dimensionale: non pareidolia, ma sovrapposizioni oggettive, misurabili, scientifiche. Leonardo ripete lo stesso modello in Sant’Anna con la Vergine e il Bambino e nel Cenacolo (mani di Gesù che duplicano le appendici della baia, figura alla destra identica alla Vergine delle Rocce con bezoario al petto). È un raddoppio a triplico intenzionale: lo stesso DNA compositivo applicato a contesti diversi per celebrare Caterina Taina Kalinago, non la menzogna circassa o toscana dei documenti falsi.





Perché è superiore a tutto il resto? Perché non serve il potere, lo ribalta. Nasconde le origini “altre” (pre-colombiane, atlantiche, indigene) sotto forme europee accettabili, ma le ripete ossessivamente per chi sa decifrare. È la sua macchina del tempo: protegge la Sapienza sepolta nel vestibolo del mondo, la fa riemergere quando il “campo” chiama. E poi c’è la seconda invenzione segreta, la più straordinaria: “le Stelline”. Durante il soggiorno milanese (1482-1499), proprio mentre dipinge la Vergine delle Rocce e il Cenacolo (a due passi da Santa Maria delle Grazie), Leonardo dà impulso all’assistenza e crescita delle giovani bambine orfane povere di Milano. Il Palazzo delle Stelline (ex convento di Santa Maria della Stella, poi rifugio per orfane su impulso di San Carlo Borromeo nel ‘600) ha radici nello spirito sforzesco e leonardesco: dopo la caduta del Moro, orfani ovunque, Leonardo, sensibile alle ingiustizie (lui stesso adottivo) contribuisce con influenza discreta, progetti educativi, consigli architettonici o semplicemente presenza.


Annotazione cruciale: la sede delle Stelline (Corso Magenta 61) corrisponde esattamente al luogo di residenza e vigna di Leonardo (Casa degli Atellani, Corso Magenta 65-67). Sono edifici adiacenti, nello stesso isolato del Borgo delle Grazie, Leonardo viveva lì, coltivava la vigna che gli fu donata da Ludovico il Moro nel 1498, e il Cenacolo è a pochi metri. Non è coincidenza: il seme di luce per le bambine nasce proprio nel cuore del suo spazio personale, eco della protezione materna che codifica nella Vergine delle Rocce.
Non è un’invenzione meccanica: è umana, femminile, sociale. Crea un sistema di protezione, educazione e dignità per le “piccole stelle” future madri, semi di luce in un mondo che opprime donne, indigeni, bambini. Ribalta il potere: si focalizza su bambine, non su guerrieri. È segreta perché non firmata, Leonardo semina nel campo collettivo, come i codici nella Vergine delle rocce. Dura secoli: le Stelline ospitano orfane fino al ‘900, oggi Fondazione con cultura e mostre, eredità viva. Queste due invenzioni, il codice multi-dimensionale della Vergine e i semi di luce delle Stelline, sono il vero lascito del Genio: redenzione, non dominio. Celebrazione della madre sapienza Taina, sepolta ma non distrutta. Il potere non è mai buono, crea menzogne per nasconderla, ma Leonardo la fa riemergere, strato dopo strato, stella dopo stella. Chi vede?
Caterina Butes non era circassa. Era Kalinago. E Leonardo lo grida in ogni pennellata.
Maurizio Pecorari 21/01/2025
http://www.leonardo-e-butes.org
@leorebis