Leonardo da Vinci morte e sepoltura

Uomo di profilo disegno a sanguigna di Francesco Melzi 1520 Firenze

FRANCESCO MELZI, LA SEPOLTURA DI LEONARDO

 

Dai resoconti della cronaca storica riguardo alla morte e alla sepoltura di Leonardo da Vinci, sappiamo che egli morì il 2 maggio 1519 ad Amboise; i funerali avvennero tre mesi dopo quella data. La sua tomba francese fu effettivamente profanata, però molti anni dopo, e i resti dispersi

 

Guardando le opere pittoriche di Melzi, si possono ricavare alcuni spunti di lettura che dimostrano dei segni e simboli significanti che conducono a un racconto articolato; le strutture di tali segni e simboli hanno avvalorato un racconto riconducibile a una sepoltura. Queste raffigurate sono le due opere pittoriche Vertumno e Pomona, e Flora.  I due dipinti hanno rivelato dei messaggi che ora descrivo. Vertumno e Pomona è un dipinto realizzato tra il 1518 e il 1522, attualmente conservato presso la Gemäldegalerie di Berlino e raffigura la divinità romana di origine etrusca che, travestita da vecchia donna, tenta di corteggiare la dea Pomona.

 

“Vertumno e Pomona”, Francesco Melzi, dipinto, 1518-1522.

“Flora”, 1520, dipinto di Francesco Melzi.

Flora è un dipinto a olio su tavola, trasferito su tela, anche nota come Colombina; è stato realizzato nel 1520 da Francesco Melzi ed è conservato all’Ermitage di San Pietroburgo. Raffigura la dea romana della primavera e dei cereali.

Le due figure di Pomona e di Flora richiamano allo stesso contenuto simbolico e si identificano una nell’altra. In Flora, sul fondo scuro “notturno”, risaltano i fiori e le foglie; come punti luminosi richiamano ad apparenti “stelle” Avverto in questo dipinto elementi escatologici.

Il soggetto, ritratto nella propria posizione, ha un preciso messaggio: il seno scoperto è il significato “materno”, lo sguardo è rivolto verso la mano che celebra un giglio reciso e cadente, simbolo di Firenze; l’altra mano giace a riposo. Melzi ci indica un contenuto dinamico che va oltre l’apparenza e ci spinge a indagare in uno spazio, nel cielo della notte infinita. Si tratta del suo racconto di vicinanza a Leonardo, della cura e della dedizione avuta nei confronti del maestro; il dipinto celebra la sua vita, da poco lasciata.

 

Quello di Vertumno presenta una complessità di elementi figurativi simbolici, dai contenuti enigmatici. A un colpo d’occhio immediato, alla base del dipinto si può notare una pietra squadrata; è appoggiata su piccoli ciottoli. Questa immagine è “dinamica” e stimola chi guarda a compiere un gesto, cioè togliere quei ciottoli e prospettare la caduta della pietra. Come a dire: “qui devi scoprire”!

Il secondo elemento sono i fiori di giglio che sappiamo essere il simbolo della città di Firenze, mentre il paesaggio richiama le conformazioni tipiche del paesaggio toscano.

Il terzo è il tralcio di vite che avvinghia l’albero: è il simbolo del ritorno, della pace ritrovata, proficua, silenziosa e segreta.

Ciò che ha dato inizio a una lettura approfondita è stato il disegno di Melzi, il “ritratto di uomo di profilo” con descrizione e data. Possiamo notare che il volto di Vertumno è identico al ritratto del disegno, ma è ribaltato.

Profilo di uomo, Francesco Melzi, 1520, sanguigna.

 

Uomo di profilo Francesco Melzi (ritratto di profilo di Leonardo da Vinci!?)

Le scritte sul disegno hanno delle varianti di intensità chiaroscuro, come se fosse una seconda ripresa del disegno, mentre il nome del personaggio appare simile al nome “Leonardo da Vinci” glissato, quasi si trattasse di un pentimento. 

 

Sovrapposizione comparativa  del nome Leonardo da Vinci

“1520 Adi 19 agosto Firenze de sabato Leonardo da Vinci de anni 71”.

 

Qui si apre il mistero. Se questo fosse il ritratto di Leonardo da Vinci, allora la data certificherebbe che egli non morì nel 1519 in Francia ma nel 1520 in Firenze.

 

Melzi, i rebus e gli anagrammi

 

La mia ipotesi si è dimostrate fondata: anche Francesco Melzi era a conoscenza della tecnica utilizzata da Leonardo, cioè quella di costruire gli impianti iconografici utilizzando le costellazioni; quindi, a sua volta, poteva lasciare dei contenuti segreti nei suoi dipinti con rebus e anagrammi. Le prove effettuate tramite le sovrapposizioni delle costellazioni con i relativi rebus e anagrammi hanno dato otto risultati. La prima verifica è il dipinto di Flora con la proiezione della costellazione della Volpetta.

 

1)Costellazione della Volpetta

 

Costellazione della Volpetta

Rebus

 

FRONTE COLLO SENO VESTITO POLLICE

Anagramma

E VINCI LO DE SOTTO NELLO SEPOLCRO

2)Costellazione della Lira

Costellazione della Lira

Rebus

ORECCHIA GOLA  PIETRA GOMITO BRACCIO

Anagramma

HO MITIGATO LE BARE COCCO,PAGO I CARRI

3)Costellazione del Delfino

Costellazione del Delfino

Rebus:

BRACCIO, CLAVICOLA, SENO, MIGNOLO, GIGLIO

 

Anagramma:

AL LARGO BASOLO VINCI, LEGGI I NOMI COCCO.

 

 Vertumno e Pomona, rebus da costellazioni

 

 

Melzi ribalta l immagine del profilo dell’uomo e la trasporta nel dipinto, riconoscibile nel profilo di  Vertumno.

Costellazione di Cerberus

 Rebus:

“BRACCIO, GINOCCHIO, POLLICE, VITE, COLLO, DRAPPO, CUORE, BASTONE”.

 

Anagramma:

“VINCI IN SANTA CROCE OCCULTO GIACE CHI ÈL BELL’OMO TAL PROBO LEO”.

 

Costellazione di Perseo

Rebus:

“GINOCCHIO, GAMBA, GOMITO, SENO, VITE, CIELO, BRACCIO, FRUTTO, COLLINA, COPRITESTA, INDICE”.

 Anagramma:

“GIACE VINCI IN SANTA CROCE IN TOMBA SCRITTO LEO PROBO, MIO GIGLIO CHI FU TOLTO ACCEDE”.

 

 

Costellazione dell’Aquila

 Rebus:

“GINOCCHIO, GAMBA, POLSO, VESTE, BRACCIO, ROCCIA, PIETRA, POLLICE, BASTONE”.

 Anagramma:

“POSTO L VINCI GIACE COL LIBRO SEGRETO, CONOBBI CHI TACITO SAPEA CAMPAR”

 

 

 

 

 

 

 

Costellazione della Lira

 

Rebus:

“COLLO, POLSO, GINOCCHIO, GIGLIO, PIEDE, PIETRA”.

 

Anagramma:

“GIGLIO DICO CHI PIANGE IL CORPO SEPOLTO DI LEO”.

Costellazione del Leone

 Rebus:

“GINOCCHIO SENO POLSO GOLA VITE  VITE COPRI TESTA MANTELLA BRACCIO”

Anagramma:

“VINCI C’É MORTO IN TOSCANA A CHI SI TACEVA SEPOLTO LEGGI LEO PROBO”

 

Tutti gli anagrammi sono a senso compiuto e presentano nomi ben definiti; cioè, in sintesi, come potrete verificare dalle immagini, penso che questa straordinaria e geniale creazione sia stata concertata da Leonardo con Francesco Melzi prima della dipartita dell’artista. Questo è il risultato: Leonardo è morto e sepolto in terra di Toscana, con il proprio nome occultato; a Santa Croce c’è una parola che si ripete e un nome: “LEO PROBO”. L’espressione “CHI TACITO SAPEA CAMPAR”  è significativa: denota che Leonardo era politicamente costretto al silenzio oppure che la causa del rumore era la sua presenza? Se è sepolto a Santa Croce con un altro nome la domanda che sorge spontanea è: per quale motivo?

 Come ho già affermato, le sue origini e la conoscenza di segreti appartenenti alle famiglie fiorentine rendevano la sua presenza non gradita, da riferirsi sicuramente ai tempi della sua maturità. Quindi ribadisco il mio pensiero e colgo in queste parole, contenute nel rebus di Francesco Melzi, il significato di “Leonardo, esule dalla città di Firenze”. Anche questa frase lo conferma: “MIO GIGLIO CHI FU TOLTO ACCEDE”.

 

Ritorno al disegno di Melzi in definitiva, per intuito e per tutta la somma degli indizi, ipotizzo che: si tratta del profilo di Leonardo, richiesto dallo stesso maestro a Melzi in vista della creazione del dipinto di Vertumno e Pomona. La data 19 agosto 1520 e il nome sono stati aggiunti da Melzi; per rendere il documento non leggibile, egli glissa il nome di Leonardo, perche ufficialmente un anno e tre mesi prima morì in Francia.

 

 

Il ritorno alla terra , le tombe Terragne

 

A Santa croce sono sepolti, in tombe monumentali, grandi artisti, poeti, scienziati… Ne cito solo alcuni, giusto per dare un’idea. Visto il grande numero di personaggi che hanno fatto la storia riporto Michelangelo, Galilei, Machiavelli, Ghiberti, Alfieri…

 

Vi sono anche un certo numero di tombe pavimentali, dette terragne, in cui sono sepolte altre note personalità. Al riguardo, esiste una pubblicazione di tre volumi divisi per periodi di sepoltura: Le lapidi terragne in Santa Croce, edizione Polistampa (Antonella Chiti, Cristina Cheli, Rita Iacopino).

 

Da queste letture parte la mia ricerca, seguendo un’indicazione precisa: il nome abbreviato, “Leo Probo”, ricavato dalla lettura dei rebus.  Il significato di “probo” è uomo onesto, con un accento di serietà e dignità, talvolta anche di frugalità e schiettezza.

 

 

Nel secondo volume sono catalogate le sepolture che vanno dal 1418 al 1499. Qui l’unica indicazione ottenuta è stata quella ritrovata su una tomba con datazione 28 1479: “Iacobo Cocco viro probo Leonarda Carduccia” , scritta in latino; le due parole coincidono, “Leo Probo Cocco”; le date no.

 

 

Riporto la dicitura dal libro Le lapidi terragne in Santa Croce.

 

COCCHI-CARDUCCI – lacopo Cocchi e Leonarda Carducci. Navata destra, terza campata, ai piedi della seconda colonna dell’altare Zati. Marmo bianco di Carrara, verde di Prato, rosso antico, bronzo; m 2,76 x 1,30. Iscrizione incisa a caratteri capitali:

JACOBO COCCO VIRO PROBO / ET CIVI DE REP(UBLICA) BENEMERITO / LEONARDA CARDUCCIA UXOR / GRATISSIMA MARITO SUAVISSI/MO SIBIQ(UE) FACIUNDU(M) CURAVIT / OBIIT A(NNO) SALUTIS 1479 DIE 28/IUNIJ

 Tomba di Jacobo Cocco.

Tomba di Iacobo Cocchi – Santa Croce a Firenze .

Stemma: a forma di scudo a mandorla, partito: nel primo (Cocchi), trinciato cuncato d’oro e di nero, alla banda attraversante di rosso; con il capo dell’Impero d’Oriente; nel secondo (Carducci), fasciato d’argento e d’azzurro, alla banda attraversante d’oro. Data di morte: 1479; data di esecuzione: 1480 circa.

 

I Cocchi, lanaiuoli, appartenevano al quartiere di Santa Croce. Dal 1376 al 1520 ebbero tredici priori e cinque gonfalonieri, tra i quali ultimi lacopo che fu eletto a questa carica nel 1466 e nel 1473. Iacopo Cocchi è ricordato nella lista dei personaggi del tempo di Lorenzo il Magnifico caratterizzati da un motto o da una riflessione morale (CORTI 1952, p. 155) con il detto “e tu t’abbi il danno”. La famiglia Carducci, discendente dai signori del castello di Petroio, ebbe tra i propri membri trentatré priori e otto gonfalonieri. Durante il Concilio fiorentino del 1439, fu concesso a un membro di questa famiglia, Filippo, da parte dell’imperatore di Bisanzio, di portare l’aquila bicipite d’oro sulla propria insegna. Leonarda era figlia di Francesco di Andrea e di Bartolomea Bischeri.

 

Questa lastra è citata nel sepoltuario del 1596, dal Rosselli, dal Burgassi, nel sepoltuario dell’Opificio delle Pietre Dure e dal Cirri. La tomba presenta la semplice tipologia delle lastre della fine del secolo, con la novità dell’iscrizione posta sulla parte superiore della lastra.

 

 

Notizie storico critiche (dal Catalogo dei Beni Culturali): l’iscrizione sulla lapide indica l’anno di morte di Jacopo Cocco, dato che costituisce il termine post quem per la costruzione della sepoltura. Anche i caratteri dell’iscrizione, lettere maiuscole abbellite dalle Grazie, indicano una datazione senz’altro posteriore al 1470, dopo cioè l’uso di tale abbellimento da parte di Leon Battista Alberti nella chiesa fiorentina di S. Pancrazio, nel 1467, e sulla facciata di S. Maria Novella, nel 1470.

 

EPIGRAFE

 

Latino:

“JACOBO COCCO VIRO PROBO ET CIVI DE REP. BENEMERITO LEONARDA CARDUCCIA UXOR GRATISSIMA MARITO SUAVISSIMO SIBIQ FACIUNDU CURAVIT OBIIT A. SALUTIS 1479 DIE 28 IUNIJ”.

 

Italiano:

“JACOBO COCCO, UOMO PROBO E CITTADINO BENEMERITO DELLA REPUBBLICA LEONARDA CARDUCCIA, MOGLIE GRATA DI UN MARITO COSÌ DOLCE CHE SI È PRESO CURA DELLA SUA SALUTE, ANNO 1479, IL 28 GIUGNO”.

 

Cerco di capire il senso di questa epigrafe e dare una spiegazione: la moglie Leonarda fece seppellire il marito in Santa Croce perché lui la salvò e la trattò con dolcezza; la sepoltura avvenne molti anni dopo la sua morte. Con riferimento alle informazioni storico-critiche dal Catalogo dei Beni Culturali, la data di sepoltura della lapide non può corrispondere a quella di morte.

 Non trovando alcuna risposta, pensai che l’unica soluzione possibile fosse che: “l’epigrafe in latino é già un rebus!”

 Il passo successivo fu la verifica di un anagramma, prendendo tutte le lettere dal latino e riportando le frasi in italiano, numeri compresi.

 

Ed ecco il risultato con tutte le lettere; sono state utilizzate in totale 128 lettere. Seguono le somme per lettere: A-14, B-5, C-11, D-5, E-7, F-1, GJ-2, I-20, L-2, M-4, N-4, O-12, P-2, Q-1, R-10, S-8, T-7, U-8, V-4, X-1.

(La “J” in italiano si trasforma in “G”, mentre la “x” prende valore numerico di 10.)

 Epigrafe sovrapposta, il sepolcro di Leonardo da Vinci, rebus in latino e anagramma in italiano.

“JACOBO COCCO VIRO PROBO ET CIVI DE REP BENEMERITO LEONARDA CARDUCCIA UXOR GRATISSIMA MARITO SUAVISSIMO SIBIQ FACIUNDU CURAVIT OBIIT A. SALUTIS 1479 DIE 28 IVNIJ” (J=G).

 

Anagramma: “LEONARDO DA VINCI VISSI RICCO GRATO A MADRE CATERINA BUTES, CRESCO DI TUA PIA LUCE MI AMASTI CON SQUISITO GIUOCO, CAVAR I SUOI PRIMI FIORI EBBI VOTO UBBIDIR 10/01/1451”.

 Anagram: “LEONARDO DA VINCI I LIVED RICH, GRATEFUL TO
MOTHER CATHERINE BUTES, I GROW IN YOUR PITYING LIGHT. YOU LOVED ME WITH EXQUISITE PLAY. TO PICK ITS FIRST FLOWERS, I WAS VOWED TO OBEY 10/01/1451.”

Lapide Cocchi, sovrapposizione dell’anagramma risultante

Alla fine, rimaneva “cx” che, tradotto in numeri latini, equivale a 110, che si fraziona in 1/10. Se, invece, alla data 1479 si sottrae 28, otteniamo la data di nascita o di primo battesimo (Giovanni Tornabuoni de’ Medici) di Leonardo da Vinci, 1-10-1451 (unico dubbio, primo ottobre o dieci gennaio?).

 

Direi che si tratta di un risultato incredibile, qui, allora, Leonardo è sepolto per sua volontà e in maniera giocosa, con un’epigrafe inventata. Tutti i tasselli del puzzle si ricompongono. Leonardo da Vinci amava trascrivere ogni scoperta scientifica, invenzione e arte; così, allo stesso modo, “con giuoco”, progettò anche il finale della sua vita e fu segretamente descritto come voleva. Melzi fu suo erede testamentario e uomo di fiducia. Realizzò la sua sepoltura e documentò con i dipinti i messaggi finali. I codici di Leonardo, utilizzati ad arte da Melzi nei dipinti Vertumno e Pomona e Flora, ci restituiscono il racconto dell’ultimo anno di vita dell’artista. La data di morte ufficiale avvenuta in Francia è il mese di maggio del 1519, mentre nel disegno del cosiddetto “uomo di profilo” si legge 19 agosto 1520 che, ipotizzo, possa essere la data aggiunta da Melzi  del giorno di morte del maestro.

 

L’arco temporale che intercorre tra le due date corrisponde a un anno e quattro mesi, impiegati per viaggiare tra Francia e Italia, probabilmente in nave visto lo stato di salute; infine, avvenne il soggiorno misterioso in terra fiorentina. Così interpreto, come descrive simbolicamente Melzi, la figura di Vertumno: “vecchio e ammalato e sotto false spoglie, raggiunse la sua giovane terra dei gigli fiorenti, toccò con mano e la gioia nei suoi occhi fu infinita”.

 

Sintesi di un capitolo della pubblicazione : “Leonardo il primo libro dei segreti – morte e sepoltura”.

Di Maurizio  Pecorari

 https://youtu.be/BKAlZNMUB3g?si=MAC9sDD2PpqlCmpC

 24/09/2025

 

 

 

 

 

 

Pubblicato da Maurizio Pecorari

Artista decoratore d'arte e restauratore e saggista, le sue pubblicazioni sono: "I segreti di Leonardo, le parole svelate" e "Leonardo il primo libro dei segreti, morte e sepoltura" Gli argomenti trattati riguardano la decodifica dei codici metalinguistici utilizzati da Leonardo da Vinci. Nei suoi dipinti i segnali e simboli, conducono ad una lettura secondaria: " I codici da costellazioni" si tratta di un' invenzione di Leonardo, le forme geometriche delle costellazioni strutturano i suoi dipinti , e danno origine alle parole; da qui possiamo leggere la sua vera storia.

Rispondi

Scopri di più da LEONARDO DA VINCI , i codici segreti, misteri e scoperte di Maurizio Pecorari

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere